Una sera in Thailandia


 


A voi, piccoli viaggiatori in erba, voglio raccontare del nostro viaggio in Thailandia.

La nostra prima volta oltre oceano insieme a voi.

Un volo lungo per andare incontro a una cultura diversa, a persone con gli occhi piccoli e la carnagione più scura, a un clima non facile da sopportare, a questi noddles che somigliano tanto ai nostri spaghetti, a una cucina molto piccante. E a Dio Buddha, che è un po’ come il nostro Gesù: sta nel tempio e le persone vanno da lui a pregare.

Riccardo, tu saresti molto volentieri rimasto a casa con la nonna piuttosto che partire per un lungo viaggio, ma poi sei stato la rivelazione di quest’avventura. Hai vinto la timidezza e hai affrontato la pigrizia.

Ti abbiamo visto giocare con i bambini thailandesi, comunicando a gesti; ti abbiamo ascoltato rispondere in inglese alle solite 3 o 4 frasette (what's your name? where are you from? how old are you?) e venivi da noi a chiedere come si dicono in inglese alcune parole per andare poi da solo a ripeterle.

Ti hanno scattato decine di foto ricordo tra abbracci e sorrisi.

A volte ti vedevo da lontano "parlare" con persone del posto, ti chiedevo cosa vi eravate detti e mi rispondevi "Voleva sapere come mi chiamo e da dove vengo"!

Una sera, passeggiando sulla spiaggia con un bellissimo cielo stellato, mi hai detto:

"Mamma, ho visto una stella cadente! Ho espresso un desiderio...."

E io: "Quale?"

E tu: "E' un segreto, non te lo posso dire."

Io: "Ma io sono la tua mamma, a me puoi dirlo in un orecchio."

Tu: "Mamma, ho pensato che vorrei vedere tutti i paesi del mondo!"

Siamo stati a vedere il mercato sulla ferrovia (Maeklong Station), dove la merce é esposta sui binari e dove i venditori in pochi secondi spostano tutte le tende e le casse più ingombranti per lasciare spazio al passaggio di un piccolo treno locale per poi, subito dopo, ridisporre tutto allo stesso modo e continuare l’attività di vendita.

Emiliano, tu camminavi con le dita strette sul naso perché “Qui c’è puzza!” dicevi in continuazione!

Vi abbiamo portati a vedere il mercato galleggiante (Damnoen Saduak), un’altra “stramba” cosa che accade in un paese lontano lontano dall’Italia.

Insieme siamo saliti sull’elefante per una breve passeggiata, che bello quello splendido pachiderma.

E abbiamo accarezzato le tigri! Che grande emozione.

Abbiamo faticato a portarvi in giro sulla bicicletta ad Ayuttaya dove l’orologio ha raggiunto i 41° al sole e dove per rinfrescarvi vi spalmavate addosso pezzetti di ghiaccio che si scioglievano in pochi secondi.

A Sukhotai, altro bellissimo posto visitato sulla strada per Chang Mai, abbiamo temuto una slogatura o qualcosa di simile al tuo piedino, Emiliano, che si era incastrato tra i raggi della bicicletta. Hai pianto tanto, ti eri fatto male, ma per fortuna non ti sei fatto nulla di grave.

A Chang Mai abbiamo messo i piedi a mollo nella vasca con i pesciolini che mangiano le pellicine e tu, Riccardo, ti sei divertito così tanto!

Emiliano, più restio a provare cose sconosciute, ci hai dimostrato di essere felice e di aver apprezzato molto questa bella avventura.

Vi abbiamo fatto fare lunghi viaggi in autobus, passati tra sonnellini, disegni da colorare e cartoni sull’ipad.

Abbiamo passato una notte su un treno per tornare da Chang Mai a Bangkok, avete dormito come ghiri accoccolati vicini a noi.

“Mamma, mi passi la fotografica” dicevi spesso, Emiliano, e fotografavi ovunque. Oppure mi dicevi “Mi fai una foto, che sono fotogenta”!

Siamo saliti insieme sui tuk tuk, sul traghetto per andare all’oasi, come dicevi tu, Emiliano, ovvero per l’isola Koh Chang.

Su questa splendida isola ci siamo goduti 3 meravigliosi giorni di piscina, spiaggia, massaggi e buon cibo gustato in riva al mare.

L’ultimo giorno, nell’hotel di Bangkok, mentre preparavo gli zaini per il rientro in Italia tu, Riccardo, mi hai detto:

“Mamma, sono contento di tornare a casa, però abbiamo fatto proprio un bel viaggio”

 



 


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