Bolivia

 

Dal 30 luglio al 29 agosto 2004 in 4 amici.

 

 

1° giorno 

Viaggio per La Paz.

 

2° giorno 

Arrivo a La Paz alle alle 22.40.

L’aeroporto di La Paz è a 4.050 mt., al nostro arrivo la temperatura è di 1°.

Ricardo, dell’hotel Sagarnaga, ci stava aspettando. In 10 minuti arriviamo all’albergo. Dall’aeroporto a El Alto al centro di La Paz c’è un dislivello di ben 300 mt. Lo spettacolo è unico: la vallata delle casine a cubo tutte illuminate è meravigliosa.

Il traffico è pazzesco, si guida senza regole, passa il più prepotente. I pedoni camminano senza guardare, c’è gran movimento in città.

Alle 23.00 siamo sistemati in stanza. Stanchi morti, facciamo una doccia e crolliamo.

 

3° giorno 

Colazione alle h. 8,30, pronti alle 9.00 per il nostro primo giro in città. Tutto inizia bene, bella giornata, grande entusiasmo, decine di clic sui volti delle donne con bombetta e lunghe trecce nere, mercati coloratissimi, strade trafficatissime.

Alle 12 ci incontriamo Sergio, un amico boliviano di un parroco amico di Nevio. Pranziamo con lui e la sua bellissima famiglia: la moglie, una bimba e un bimbo.

Dopo pranzo Sergio ci porta a Tiwanaco, circa un’ora di macchina dalla città.

Per il mal di montagna tutto bene, solo un po’ di fastidio a Enrico la prima sera.

Saltatiamo la cena, nessuno è affamato e cerchiamo di star leggeri queste prime sere per lasciare che il nostro fisico si adatti all’altitudine.

Andiamo a bere un mate de coca in un café, scambiamo qualche chiacchiera con un boliviano, Carlos, che parla molto bene l’inglese e che ci dà delle informazioni sui posti che vorremmo vedere.

 

4° giorno 

Mattinata a La Paz, visita della parte coloniale della città.

Cerchiamo un hotel più economico dove andare quando saremo di ritorno dal lago Titicaca.

Alle 13.15 partiamo per Copacabana, dove ci sono i collegamenti per l’Isla del Sol, sul lago Titicaca. Andiamo a El Alto in cerca del bus, poi optiamo per un taxi che ci porta direttamente a Copacabana. Ci costa un po' di più ma viaggiamo comodi, impieghiamo meno tempo (circa 3 ore) e chiediamo di fare fermate tutte le volte che abbiamo voglia di scattare foto.

A Copacabana scopriamo che non ci sono collegamenti per l’isola durante il pomeriggio, le uniche 2 partenze sono alle 8.30 e alle 13.30. Allora ci mettiamo alla ricerca di un ostello dove passare la notte.

Poco prima del tramonto io e Paolo andiamo su al Cerro Calvario, 30 minuti di cammino verso la cima di una collina, il percorso di una processione verso il santuario della Vergine di Copacabana. Un posto molto suggestivo, tante persone salgono per portare i propri doni alla Madonna, per chiedere le grazie e per ricevere le benedizioni dai santoni. Copacabana è a 3800 mt., la cima del monte è a 4050.

Ceniamo in un piccolo ristorante sulla via centrale di Copacabana, mangiamo la nostra prima trota del lago Titicaca.

Nottata un po’ insonne, stanza fredda.

 

5° giorno 

Alle 8.00 siamo già colazionati e pronti per la partenza per l’Isla del sol. Il viaggio dura circa 1 h. 30’.

Arrivati nella parte sud dell’isola, zaino in spalla, ci arrampichiamo su per il viottolo ripido e andiamo in cerca di un ostello. Ne avevamo prenotato uno, poi ne scegliamo un altro perché costa meno e si trova in una bella posizione. Dopo aver lasciato le nostre cose nelle stanze, partiamo per il nostro primo trek sull’isola. Scegliamo il percorso alto e camminiamo per circa 5 ore. Panorami unici, un’isola senza motori, nessuna macchina, solo qualche bicicletta e tanti asinelli. Poco dopo le 16.00 arriviamo su una spiaggetta dalla quale sarebbe dovuta partire una barca diretta a nord dell’isola, vicino al nostro hotel. La barca c’era, ma non era del servizio pubblico, quindi ci è costata più del previsto.

Ci docciamo all’hotel, con acqua tiepidina nel bagno puzzolente, e andiamo a prendere un mate al Tempio del Sol, guardando il tramonto e aspettando Paolo di ritorno dal trek. Ceniamo al Tempio del sol, incontriamo un gruppo di AnM.

 

6° giorno 

Giornata calma e tra bucato, barba e altro, partiamo per il nostro secondo trek sull’isola alle 10; 6 ore di cammino nella parte bassa dell’isola, tra villaggetti stupendi e panorami unici.

Arriviamo alla stessa spiaggia di ieri verso le 14.00, ci fermiamo a mangiare in un posticino sulla spiaggia una frittata di formaggio con patate lesse e birra.

Alle 16.15 ripartiamo e questa volta io, Enrico e Nevio la facciamo a piedi per tornare indietro mentre Paolo va a vedere le rovine e poi prende la barca.

Altre 2 ore di cammino e per l’ora del tramonto siamo di nuovo seduti a gustarci il mate in un posticino molto semplice vicino al Tempio del Sol.

Mangiamo di nuovo trucha per cena, in un ristorantino molto molto carino, seduti vicino ad un caminetto acceso.

 

 

7° giorno 

Colazione alle 7.00, alle 8.15 barca per il ritorno a Copacabana. Non sapevamo che oggi è la festa della Vergine di Copacabana, così ci ritroviamo per puro caso in mezzo alle processioni, ai mercati e tantissima gente arrivata a Copacabana per far festa. Decidiamo di non ripartire subito, cerchiamo un hotel dove depositare i bagagli e ce ne andiamo in giro per il villaggio. Girovaghiamo per un paio d’ore, poi andiamo a mangiare qualcosa e alle 14.30 ripartiamo per La Paz, questa volta con un piccolo bus di 14 posti. Impiega poco più di 3 ore.

A La Paz andiamo all’hotel Alem, prenotato prima di partire.

Doccia e poi cena in un posto molto casereccio, un po’ come stare a casa della signora cuoca.

 

8° giorno 

Colazione alle 8.

Perdiamo moltissimo tempo a cercare la fermata di un bus per Huni per andare al Canyon de Palca, poi decidiamo di prendere un taxi perché ci rendiamo conto che col bus è un’impresa quasi impossibile. Il tassista dice aver capito dov’è il posto che cerchiamo, ma è solo un altro buco nell’acqua. Scendiamo nel punto sbagliato, praticamente dove il trek del Canyon de la Palca finisce. Così ne percorriamo comunque un tratto, camminando circa 3 ore. Storie col tassista sul pagamento: aveva capito un altro posto, accettato una cifra pensando ad un percorso più breve, quando si rende conto che la strada è molto più lunga, ci chiede quasi il doppio.

Ceniamo in un ristorantino vicino all’hotel, molto elegante.

 

9° giorno 

Oggi Chacaltaia e piattaforma di Zongo. Enrico resta in città perché era già stato in questi posti.

Siamo sfortunati perché il tempo non è bello; addirittura a Zongo è tutto completamente coperto dalla nebbia.

A Chacaltaia camminiamo fino alla vetta che è a 5380 mt. Fa freddo, ma è sopportabile.

In più finiamo col discutere con l’agenzia del tour perché ci fanno rientrare molto prima di quello che pensavamo a causa del fatto che delle persone del gruppo, dei brasiliani, devono prendere un bus alle 17.00.

Nel pomeriggio andiamo al terminal bus ad acquistare i biglietti per Tambo Quemado, per andare al parco del Sajama. E’ stata un’impresa capire come arrivare in questo posto e non è ancora chiaro se troveremo dei taxi, dei minibus locali o se dovremo fare l’autostop dalla fermata del bus al parco.

Poi facciamo shopping in città e infine andiamo a cena con Sergio.

 

 

 

10° giorno 

Sveglia alle 5.00, partenza col bus alle 6.00.

Alle 9.15 scendiamo a Laguna, un villaggetto di poche case sulla strada per Tambo Quemado, dove troviamo subito un minibus privato che ci porta a Sajama, percorrendo 12 km in circa 30 minuti. Sajama ha 200 abitanti ed è davvero nel mezzo del nulla.

Il Vulcano Sajama, con i suoi 6542 mt., è la vetta più alta della Bolivia.

Ci sistemiamo in un semplicissimo alloggio, una casetta di mattoni con tetto in lamiera. Il bagno è fuori, ma è meglio andare all’aperto. Non c’è acqua, ma c’è corrente.

Passiamo il pomeriggio passeggiando nei dintorni del villaggio e arrivando nel bosco. Tempo brutto. Freddo.

Cena alle 19.00. Ordiniamo spaghetti e chiediamo di farli cuocere 7 minuti e di condirli con tonno, piselli e formaggio fuso. Non sono affatto male!

Lunga trattativa per il tour di domani e per il trasporto privato a Patacamaia dove prenderemo il bus per Sucre.

Alle 21.30 siamo dentro i sacchi a pelo, sotto le coperte!

 

11° giorno 

Sveglia alle 6.30. Saremmo dovuti partire alle 7.00, ma con i soliti contrattempi e tempi sudamericani, partiamo alle 8.00.

Prima tappa: geyser.

Seconda tappa: laguna, dove incontriamo le prime vigogne.

Poi inizia il lungo viaggio verso la terza tappa mai raggiunta: la città di pietra.

La nostra guida, un ragazzo in gamba e molto gentile, non sa neppure dove si trovi questo posto. Chiede più volte e addirittura carica sulla jeep un signore di un villaggio circostante che dice di conoscerlo.

Stanchi di star seduti, dopo circa 4 ore di viaggio, verso le 14.30, chiediamo di fare una sosta per mangiare qualcosa, ci fermiamo vicino ad una piana immensa nel mezzo del nulla.

Finita la pausa, ci rimettiamo in viaggio per il ritorno e lungo la strada arriva la neve!

Alle 18.30 siamo a Sajama, indecisi se partire o no per Patacamaia. Sappiamo che il bus Patacamaia-Sucre passa alle 21.00 circa e che Sajama-Patacamaia sono circa 2 h. 30’ di viaggio.

Finiamo col decidere di partire, alle 19.15 lasciamo Sajama.

Finita la strada sterrata che da Sajama porta a Lagura, dopo pochi km di strada asfaltata inizia una vera e propria tempesta di neve e scopriamo che il minibus non ha i tergicristallo. Panico!

Si ferma di continuo, nel mezzo della carreggiata completamente buia, per scendere e pulire il vetro con uno straccio. Non possiamo fermarci e continuiamo questo strazio per un po’ di km, in attesa di trovare una piazzola per la sosta. Quando la raggiungiamo, non sappiamo cosa fare. Poi dopo un po’ Basilio ci dice che è meglio proseguire, che dopo una decina di km non ci sarà più neve.

Non abbiamo molta scelta, tornare indietro è peggio.

In effetti dopo poco la neve scompare e la strada è tutta asciutta. Cerchiamo di non dormire durante il resto del viaggio, per controllare che Basilio sia sveglio, visto che ogni tanto sulla strada fa zig zag, ma l’unico che resiste è Enrico.

Arriviamo a Patacamaia 22.30, quasi rassegnati all’idea di doverci cercare un ostello per la notte. Proviamo a chiedere se devono ancora passare bus per Sucre, ci dicono di aspettare e dopo pochi minuti ne arriva uno diretto a Potosì e scopriamo che non esiste un bus diretto per Sucre, che bisogna per forza passare per Potosì. Non sappiamo se è vero, ma decisiamo comunque di salire. Siamo in 4 e i posti a sedere 3, così Paolo si siede a terra. Viaggio pazzesco, su un bus puzzolente e pieno di spifferi di aria gelida.

 

12° giorno 

Alle 5.30 arriviamo a Potosì (4.090 mt.) e decidiamo di non proseguire per Sucre, di fermarci subito qui.

Prendiamo un taxi per il centro e girovaghiamo in cerca di una sistemazione economica; finiamo all’hotel Cantral.

Poi andiamo in cerca di un posto dove far colazione, anche se fino alle 7.30 è tutto chiuso.

Alle 8.00 andiamo al Café Candelaria dove scopriamo la Granola!

Torniamo all’hotel Central, ci docciamo e usciamo per la visita della città.

Pranzo veloce al vegetariamo e alle 14.30 andiamo a visitare il museo della moneta.

Shopping e poi cena in una bettolaccia dove mangiamo un ottimo bife de chorizo.

 

13° giorno 

Di nuovo granola al Café Candelaria.

Passiamo la mattinata a girovagare per Potosì (chiesa di S. Francisco, mirador dalla cupola) e prenotiamo la visita alla miniera per il pomeriggio.

Il tour per la visita alla miniera inizia alle 14.30 e rientriamo alle 18.30. Una visita che ci lascia un segno, immagini che non dimenticheremo mai.

 

14° giorno 

Sveglia alle 7.00 e ancora granola, l’ultima prima di lasciare Potosì.

Andiamo al terminal dei bus dovre troviamo un taxi che ci porta a Sucre, 2 h. di viaggio.

Alle 11.00 siamo a Sucre, giriamo un po’ con zaino in spalla in cerca di un hotel e scegliamo il Residential Bolivia.

La temperatura è fantastica, finalmente in magliettina a maniche corte!

Ricerca lavanderia, empanadas per pranzo e poi passeggio per la città. Visitiamo una chiesa e saliamo sul campanile, facciamo shopping e cerchiamo informazioni per la gita a Tarabuco di domani.

 

15° giorno 

Sveglia alle 7.00. Andiamo al terminal dei bus dove prendiamo un bus locale per Tarabuco.

Un’ora e 15’ di viaggio e arriviamo a Tarabuco. Facciamo un giro del piccolo pueblo, acquistiamo dei piccoli telai molto belli e poi decidiamo di andare a Candelaria prendendo al volo un bus che impiega 1 ora.

A Candelaria riusciamo ad entrare con facilità a casa di una famigliola dove le donne lavorano ai loro telai e iniziano subito i nostri acquisti.

Poi Elisabetta, la figlia di una di queste donne, accetta di accompagnarci a fare il giro del piccolo villaggio; prende lana e ferri e mentre ci accompagna non smette di sferruzzare il suo maglioncino. Ci porta in altre a vedere il lavoro della tessitura e proseguono i nostri acquisti.

Il bus col quale siamo arrivati a Candelaria sarebbe dovuto essere di ritorno alle 17.00, diretto a Sucre, ma arriva alle 19.15. Eravamo quasi rassegnati a cercare una sistemazione per la notte a Candelaria!

Alle 20.40 arriviamo a Sucre, cena e poi nanna.

 

16° giorno 

Ci alziamo presto per fare gli ultimi acquisti a Sucre prima di partire, ma il negozio che ci interessa è ancora chiuso alle 9.00.

Prendiamo un taxi per Potosì, da lì proseguiremo per Uyuni.

Alle 12.15 siamo a Potosì, sembra che tutti i bus della mattina siano già partiti, che i successivi siano alle 18.30.

Poi, per caso, ne troviamo uno in partenza, ma la titolare della compagnia non ci accetta perché ha finito i posti. Preghiamo l’autista di farci salire, che siamo disposti a sederci sul corridoio. Inizialmente non ne vuole sapere, poi ci chiama in disparte e ci dice di aspettarlo davanti all’ospedale.

Prendiamo al volo un taxi diretti a questo ospedale, aspettiamo per quasi mezz’ora senza sapere se il bus sarebbe passato o no, poi finalmente arriva e così ci facciamo 5 h. 30’ di viaggio su strade sterrate seduti a terra sul corridoio del bus. Per fortuna un posto libero c’è e si siede Paolo che sta male.

Alle 18.30 arriviamo a Uyuni e appena scesi dal bus veniamo travolti da persone che ci propongono tour ai salares e lagune e hotel. Prima discutiamo con l’autista sul prezzo del biglietto, naturalmente ci chiede di più di quello che costa normalmente. Riusciamo a pagare il prezzo che hanno pagato tutti e poi inizia la nostra ricerca dell’agenzia per il tour.

Proviamo subito con la Tonito, la migliore, ma la scartiamo perché il prezzo è il più alto di tutti e non c’è verso di trattare.

Ne sentiamo altre 3/4 e scegliamo Esmeralda che però potrà darci conferma solo domattina poiché non sanno se avranno a disposizione la benzina.

Come al solito, grandi perdite di tempo e lunghe trattative.

 

17° giorno 

Esmeralda non ha benzina, andiamo subito da Sol De Manana, un’altra delle agenzie più affidabili e ci accordiamo con loro per partire in mattinata, con l’itinerario descritto da noi per la durata di 6 giorni, pagando 570 dollari tutto compreso.

Abbiamo chiesto alla signora dell’agenzia di acquistarci i biglietti del treno per Tupiza, con partenza venerdì sera. I biglietti si possono comprare solo un giorno prima della partenza, quindi non potremmo acquistarli noi oggi

In attesa che l’agenzia prepari tutto per la partenza, andiamo a far colazione, telefonare, internet e giretto del mercatino.

Alle 11.00 partiamo.

1^ tappa: fabbrica del sale.

2^ tappa: coni di sale (vicino Colchani).

3^ tappa: albergo di sale.

4^ tappa: occhio di salar.

5^ tappa: Inkahuasi (Isla del pescado). Ingresso 8 B. Pausa pranzo.

6^ tappa: vulcano Tunupa. Da 3700 mt. arriviamo a 4500, percorrendo 700 mt. di dislivello, 350 con la jeep e 350 a piedi (2 ore di cammino).

Ceniamo e passiamo la notte a Coquesa.

Nelle piccole e semplici abitazioni non c’è corrente, il generatore resta acceso fino alle 21.30. Non c’è acqua corrente in bagno. Non è troppo freddo.

 

18° giorno 

Colazione alle 7.30/8.00, poi partenza per il salar de Coipasa.

Ci fermiamo a Llica giusto il tempo per prenotare per la notte. Attraversiamo molti piccoli villaggi, alcuni anche di 5/10 famiglie. Sono quasi tutti deserti, sono tutti a Llica per i 4 giorni di festa.

Pausa pranzo alla laguna di Coipasa, freddissimo con un vento gelido. Moltissimi lama in giro.

Rientro a Llica in serata. Io e Nevio di corsa a letto mezzi moribondi per la febbre e dolori vari. Non c’è neppure una sala dove cenare, così Paolo ed Enrico mangiano in stanza.

Bagno senza acqua, sporco e puzzolente.

 

19° giorno 

Dopo la colazione in stanza, partiamo alla volta della vera Isla del Pescado, dove ci fermiamo per la pausa pranzo.

Poi torniamo a Incawasi dove avviene il cambio di jeep, autista e cuoco, come d’accordo con l’agenzia, per poter proseguire per il giro delle lagune.

L’appuntamento era alle 13.30, il cambio arriva alle 15.15.

Attraversiamo tutto il salar de Uyuni verso sud. Ci fermiamo per pochissimo a Santiago de Chubica, il villaggio dell’autista e della cuoca Vincenta, dove loro avrebbero voluto passare la notte. Noi però chiediamo di proseguire per San Juan, un villaggio un po’ più grande dove sapevamo di trovare la doccia calda.

Così alle 17.00 siamo all’allojamento di San Juan dove facciamo una fantastica doccia calda. Il posto è semplice, ma pulito e accogliente. Bagno con acqua corrente e pulito.

La luce c’è fino alle 22.00.

Ottima cena.

Io vado a nanna presto, i ragazzi vanno al pub del villaggio.

Fa molto freddo.

 

20° giorno 

Sveglia alle 6.30, colazione e partenza alle 7.45.

1^ tappa: laguna Canapa.

2^ tappa: laguna Hedionda Norte (moltissimi fenicotteri).

3^ tappa: laguna Chiar Khonta.

4^ tappa: laguna Honda.

5^ tappa: laguna Ramaditas.

6^ tappa: albero di pietra.

7^ tappa: laguna Colorada, dove abbiamo passato la notte. Siamo a 4300 mt. il tempo è brutto, freddissimo. Allojamento come altri, non c’è acqua corrente e in stanza, quando andiamo a dormire, ci sono 6°.

Per cena ottimi spaghetti con sugo di pomodoro e cipolla!

 

21° giorno 

Sveglia alle 4.40, partenza alle 5.20. Alle 6.30 circa siamo ai Geyser del Sol de Manana, fa un freddo pazzesco, è difficile stare fuori dalla jeep troppo a lungo.

Siamo a 4800 mt., -5°.

Tappa successiva: laguna salata con agua termales. Pausa colazione. Il cielo è limpido, esce il sole, il vento si calma e quindi è molto meno freddo.

Poi andiamo alla laguna verde, ma il tempo peggiora, le vette delle montagne sono coperte e la laguna perde il suo bel colore senza l’effetto del sole.

Fa freddissimo.

Ci rimettiamo in viaggio e prima di arrivare a Catena Chico, dove passiamo la notte, ci fermiamo ad altre 2 lagune e in un fantastico Canyon.

Pranzo alla cava di borace col tipo che lavorara lì da 30 anni.

Catena Chico è un altro di quei villaggi sperduti tra le montagne.

Catena Chico è a 4150 mt. cena alle 19.30. La stanza non è male, il bagno è decente e c’è acqua corrente. Non c’è corrente, ceniamo a lume di candela.

 

22° giorno 

Sveglia alle 5.40. Durante la notte è nevicato molto e così arriviamo alla laguna Colorada che è tutto bianco.

Qui facciamo una pausa per la colazione e Vincenta prepara anche il nostro pranzo.

Poi passiamo tutto il resto della giornata in macchina, la strada per il ritorno a Uyuni è lunga, arriviamo alle 18.30 circa. Pranziamo a Colpena, un piccolissimo villaggio.

A Uyuni ritiriamo i nostri biglietti del treno, saldiamo il conto con l’agenzia e andiamo a cena al 16 de Julio dove mangiamo un ottimo bife de chorizo con un ottimo purea.

Alle 22.30 parte il nostro treno per Tupiza, abbastanza comodo e soprattutto riscaldato!

 

23° giorno 

Il treno arriva a Tupiza (2950 mt.) con solo una decina di minuti di ritardo, alle 4.30 circa. Ritiriamo lo zaino e ci dirigiamo all’hotel Mitru dell’agenzia Tupiza Tours, dove avevamo prenotato la stanza. Poi decidiamo di andare in un altro posto che costa meno.

Entriamo in stanza alle 5 e ci mettiamo a dormire fino alle 8, poi doccia, colazione da ‘Si amigo!’ e passiamo parte della giornata in cerca dell’agenzia con cui fare il tour dell’Ipez fino a San Pedro de Atacama (al confine col Cile) e la gita di un giorno nei dintorni di Tupiza.

La Tupiza Tours, indicata come la migliore, è la più costosa e non ci fa un grosso sconto; finiamo con lo scegliere quella che ci offre il tour al prezzo migliore.

Andiamo a zonzo per la cittadina, scopriamo una botteguccia di artigiani di cactus e acquistiamo molti pezzi ordinando anche una lampada che sarà pronta domani sera. Prendiamo un taxi per andare al Canyon di Tupiza e vedere da lì il tramonto, ma arriviamo che è già troppo tardi.

Facciamo l’aperitivo e poi andiamo a cena al ristorante argentino; lo avevamo notato durante il giorno e ci era piaciuto moltissimo, poi a cena lo troviamo chiuso. Ci fanno cenare lo stesso, ma non siamo usciti soddisfatti.

 

24° giorno 

Sveglia alle 7.40, colazione da ‘Si amigo!’, salto al ristorante argentino per l’acquisto del tronco di cactus e alle 9.30 partenza per il giro dei canyon nei dintorni di Tupiza.

Bellissimo giro, peccato che anche oggi il tempo non sia stato molto bello.

Alle 18.00 siamo di nuovo a Tupiza, andiamo a ritirare lla lampada di cactus e compriamo altri pezzi. Alle 20.30 andiamo a cena al Cactus Restaurant.

 

25° giorno 

Sveglia alle 7.20, prepariamo zaini e borse, facciamo colazione al solito posto, l’ennesima visita alla bottega del cactus con gli ultimissimi acquisti e poi partenza alle 10.00, con un’ora di ritardo, stavolta a causa nostra.

Non sappiamo ancora se faremo un viaggio di 2 o 3 giorni, dipende dal tempo che troveremo. Abbiamo contrattato i costi di entrambe le ipotesi.

Incrociamo le dita per tutto, l’autista e il cuoco non ci ispirano grande fiducia.

Viaggiamo tutto il giorno; facciamo una prima tappa per pranzare alle 11.45 circa, in un piccolissimo villaggio dove un tempo erano attive delle miniere d’oro. Poi dalle 12.30 tutta una tirata fino a San Pedro e qui perdiamo un’ora ad aspettare una telefonata dalla nostra agenzia di Tupiza che deve dirci com’è la situazione climatica alle lagune. Deciadiamo di fare un viaggio di 3 giorni in ogni caso e di andare a dormire a Sant’Antonio dell’Ipez, 1 ora di viaggio da San Pedro.

E’ un villaggio di appena 30 famiglia. Arriviamo lì alle 19, è già buio. Paolo di nuovo malaticcio, raffreddatissimo.

La stanza è essenziale, fa molto freddo; il bagno è pulito e c’è corrente perché hanno i pannelli solari.

Il cuoco, Marcelo, ci cucina un’ottima cena e ne siamo stupefatti, noi che ci aspettavamo il peggio!

Simeon, l’autista, ci dice inizialmente che domattina vuole partire alle 6, poi torna e posticipa alle 7 causa neve.

Alle 22.30 siamo già nei nostri sacchi a pelo.

 

26° giorno 

Il tempo è pessimo, moltissima neve e strade davvero brutte. Simeon ci dice che raggiungeremo un’altra jeep in modo da seguirne il percorso e non essere soli in caso di ‘pericoli’ o contrattempi e ne vediamo le tracce, ma la incontriamo solo alle 12. Ci ritroviamo in difficoltà più volte, con la jeep che si blocca nella neve.

Nessuna speranza di miglioramento del tempo, ma Simeon decide di portarci comunque alla laguna celeste dove facciamo una breve pausa per pranzare. Fa un freddo pazzesco, mangiamo all’aperto con il vento tagliente che soffia forte, le mani e i piedi che si gelano. Poi ripartiamo diretti a Quetena Chico, dove torniamo a dormire all’alloggio dov’eravamo stati con l’altro tour. Alle 16.30 siamo già al villaggio, fa così freddo e con un tempo così brutto che non abbiamo neppure voglia di fare due passi. Ci prendiamo un mate per scaldarci e aspettiamo la cena. Qui a Quetena Chico niente luce, cena a lume di candela e nanna presto, domattina sveglia alle 5.30.

 

27° giorno 

Simeon ci fa perdere tempo, non fa altro che ripetere che alla dogana, causa brutto tempo, non ci sono bus di collegamento col Cile. Poi, come se non bastasse la storia della neve, tira fuori quella della benzina: ci dice che non ne ha a sufficienza per andare e tornare. Discutiamo e insistiamo che dobbiamo andare lo stesso, vedremo lì cosa troveremo. Partiamo poco prima delle 7, con mezz’ora di ritardo. E sappiamo che dovremmo essere alla frontiera alle 10.00 perché abbiamo una specie di appuntamento.

E’ incredibile, ma oggi il tempo è molto bello e riusciamo a vedere la laguna verde col sole. E’ stupenda.

Si vede molto bene anche la vetta dell’Icancabur.

Alle 10.30 siamo alla dogana, il bus per il Cile c’è, però prima di salire dobbiamo discutere con l’autista e con Marcelo. L’autista vuole i soldi del trasporto, ma noi insistiamo che era compreso nel pacchetto pagato. Perdiamo altro tempo, ma alla fine la spuntiamo e ci fa salire.

La prima parte del viaggio è un po’ difficile, tutta in salita e strada coperta di neve. Siamo costretti a scendere e a spingere, poi ce la fa. Il resto del percorso è su strada asfaltata, tranquillissimo.

Alla dogana dramma: ci tolgono tutto il cactus, non c’è verso di tenerlo.

Quintino, l’autista del bus che dalla Bolivia ci ha portati in Cile, ci lascia alla frontiera mentre noi sbrighiamo tutte le pratiche delle denunce per il ritiro del cactus e ci viene a riprendere dopo più di mezz’ora. In pochissimi minuti siamo nel centro di San Pedro de Atacama, andiamo diretti all’agenzia che deve portarci nella valle della luna e alle 15.00 partiamo. Di nuovo tempaccio: c’è il sole, ma soffia un vento così forte che ci impedisce di vedere bene la Valle della Luna e non possiamo assolutamente vedere il tramonto sulla grande duna di sabbia.

Tornati dal giro, andiamo in cerca di un hotel, dell’agenzia con cui andare domattina ai geyser e acquistiamo i biglietti dell’autobus per Santiago, partenza domani sera alle 19.30, 23 ore di viaggio.

Sistemiamo tutto e andiamo a cena in uno dei tanti posti iper turistici, in questo villaggio cresciuto solo per i turisti.

Facciamo un ultimo tentativo alla dogana, ma nulla da fare: il cactus resta lì.

Andiamo all’hotel e scopriamo che non c’è acqua. Decidiamo di andar via e girovaghiamo mezz’ora prima di trovarne uno che ha i posti, che non sia troppo costoso e che ci permetta di fare una doccia calda.

Andiamo a letto stanchi morti a mezzanotte, con la sveglia alle 4.30 per la gita ai geyser.

 

28° giorno 

Sveglia alle 4.30, partenza alle 5.00. Due ore di viaggio per arrivare a questi geyser che sono una grande delusione: ci aspettavamo qualcosa di più spettacolare. Facciamo 2 altre tappe, alle acque termali e ad un villaggetto di poche case. Nulla di particolare.

Alle 13.00 siamo di nuovo a San Pedro. Facciamo dei giri tra cambio, telefono e hotel e poi andiamo a pranzo in un posto semplice, ma molto rilassante con una piacevole musica jazz in sottofondo. Passiamo il resto del pomeriggio a gironzolare e a fare un po’ di shopping. Mangiamo una granola nel pomeriggio e alle 19.30 partenza per il lungo viaggio per Santiago.

 

29° giorno 

Tutto il giorno in bus, arriviamo a Santiago alle 18.45, solo 15 min. di ritardo.

Scoth, un americano del Minnesota residente a Santiago, ci si avvicina perché intuisce che ci occorre un hotel. Ci dà delle indicazioni, ci aiuta a telefonare a 2/3 hotel per verificare la disponibilità dei posti e poi ci propone il suo. Economico, solo un po’ fuori dal centro. Accettiamo di seguirlo. Il posto non è male, facciamo anche una fantastica doccia calda. Usciamo per cena e poi andiamo in centro, finiamo col rientrare alle 3 passate.

 

30° giorno 

Questa mattina niente sveglia, ci alziamo alle 9, facciamo colazione con calma e usciamo alle 11.00. Passiamo la giornata a gironzolare per il centro. Ceniamo in un posto dove mangiamo ottima carne, ancora un ultimo giro notturno e poi rientriamo in hotel.

 

31° giorno 

Rientro.

 

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