Itinerario di 18 giorni in Namibia.
con 2 bimbi di 8 e 9 anni - giugno
Giorno 1
Viaggio per Windhoek (dopo scalo tecnico a Luanda). Tutte le pratiche in aeroporto sono velocissime: ritiro bagagli, ritrovo con autista della Savanna Car Hire (transfer compreso nel noleggio pagato), cambio soldi e acquisto scheda telefonica.
Alle 11:30 siamo già fuori dall’aeroporto.
In mezz’ora raggiungiamo l’ufficio della Savanna per il ritiro della jeep. Anche qui svolgiamo tutte le pratiche burocratiche velocemente e in modo molto efficiente. Un ragazzo ci porta alla jeep parcheggiata in un capannone con tutta l’attrezzatura fuori e le tende aperte. Ci spiega il funzionamento di ogni cosa con dimostrazione pratica, facciamo il check di tutti gli oggetti, tutto molto semplice e perfettamente organizzato. Manca solo uno scolapasta!
Alle 14:00 abbiamo finito e in 10 minuti siamo alla Glamourous Guesthouse.
Ci sistemiamo, ci riposiamo e poi usciamo per fare la nostra prima grande spesa.
La temperatura è fantastica, la sera è un po' freschino, ma di giorno è perfetta. Il cielo era azzurrissimo.
Giorno 2
Oggi siamo diretti a sud, verso KEETMANSHOOP.
Il viaggio è lungo, poco meno di 5 ore, ma abbiamo percorso la strada asfaltata B1, quindi l’unico inconveniente è abituarsi a guidare a destra. Facciamo una breve sosta in un’area di servizio: un tavolo con sedie di cemento posizionati sotto un albero.
A KEETMANSHOOP c’è poco da vedere, ci si ferma principalmente per fare rifornimento di benzina. Visitiamo la Rhenish Mission Church, una chiesa costruita tutta in pietra che oggi è un piccolo museo di oggetti antichi di ogni genere.
Dopo la breve pausa risaliamo in macchina per dirigerci verso la QUIVER TREE FOREST ("foresta degli alberi faretra") dove trascorriamo la nostra prima notte in campeggio. È la nostra prima strada sterrata, ma non è affatto difficile da percorrete.
La QUIVER TREE FOREST si trova 14 km a nord della città di Keetmanshoop, sulla strada che conduce a Koes, nel terreno della fattoria di Gariganus. È costituita da circa 250 esemplari di Aloe dichotoma, una pianta succulenta nota come "albero faretra" perché i suoi rami sono usati tradizionalmente dai Boscimani per costruire faretre (astuccio atto a contenere frecce o dardi per archi o balestre). La foresta è di origine naturale; le piante più alte hanno 2-3 secoli di età. Il sito è stato dichiarato monumento nazionale della Namibia il 1º giugno 1995. Benché l'Aloe dichotoma sia piuttosto diffusa nell'Africa meridionale, solo in pochissimi luoghi queste piante sono concentrate in vere e proprie foreste. Un'altra foresta si trova, sempre in Namibia, ad alcune decine di km ad est di Sesriem. Alcune foreste sono state create dall'uomo: una di queste si trova nel Karoo National Botanical Garden di Worcester, in Sudafrica.
Nei pressi della foresta si trova un altro sito di interesse geologico e turistico, il Giant's Playground ("campo giochi dei giganti"), un cumulo di macigni di dolerite. Poiché anche questo luogo si trova nel terreno del proprietario del campeggio, l’ingresso è compreso nella quota pagata e il tipo ci spiega che dobbiamo solo percorrere alcuni km e aprire da soli un cancello che troviamo sulla destra.
Dopo una passeggiata tra i massi rientriamo al campeggio, in tempo per il momento in cui il proprietario dà da mangiare ai suoi leopardi. Ci fa entrare con lui nel recinto e possiamo addirittura accarezzarli mentre mangiano!
Finalmente arriva la nostra prima serata da campeggio! Montare la tenda non è difficile, ma richiede comunque un bel lavoro. Prepariamo la cena e mangiamo sotto un cielo così stellato che ci sembra quasi finto.
Facciamo tutti una bella doccia calda e passiamo la nostra prima notte in tenda.
Giorno 3
Ci svegliamo presto, ma tra smontare tutto e fare la colazione, siamo pronti a partire per le 9:20.
Direzione: FISH RIVER CANYON. Percorriamo la C12, strada sterrata, ma in buone condizioni.
Alle 12:00 siamo a HOBAS, dove c’è l’ufficio del parco per acquistare i biglietti per l’ingresso al Fish River Canyon.
Il Canyon è secondo per dimensioni solo al Grand Canyon in Nordamerica, è una delle bellezze naturali più spettacolari di questo paese. Si estende per circa 160 km, con una larghezza che arriva fino a 27 km e una profondità che in alcuni punti supera i 500 m. Circa 90 km della lunghezza complessiva del canyon si trovano in terreni di proprietà privata oggi adibiti a riserve naturali.
Raggiungiamo in macchina i punti panoramici: la vista è mozzafiato. Il cielo è azzurro. La temperatura è perfetta. Pochi turisti perché essendo molto a sud del paese, non sono molti quelli che si spingono fin qui.
Purtroppo non è possibile scendere all'interno del canyon senza partecipare ad un'escursione organizzata, a causa di alcuni incidenti mortali avvenuti in passato; si può ammirare il Fish River Canyon dall'alto.
Nonostante l'estensione, sono solo 3 i punti dove è possibile accedere al canyon: Ai-Ais, il Fish River Lodge ed Hobas. Ma di questi solo Hobas dispone di più viewpoint, quindi se si ha poco tempo a disposizione meglio arrivare qui. Una volta superato il gate di ingresso ad Hobas, ci sono 10 km di sterrato da fare per arrivare al punto panoramico centrale, il Main Viewpoint.
Da qui 55 minuti e alle 16:00 siamo al camp. Posto completamente diverso da quello di Hobas: enorme, pieno di turisti locali e sudafricani, perché ci sono le sorgenti termali, una grande piscina all’aperto con l’acqua calda e l’accesso a un centro termale al coperto. Il panorama è splendido, il posto si trova sotto delle bellissime montagne di roccia.
Giorno 4
Sveglia alle 6:00, fuori è ancora buio, inizia ad albeggiare intorno alle 7:10. All’inizio il cielo è coperto da molte nuvole, ma subito dopo l’alba diventa completamente azzurro come le mattine precedenti.
Smontiamo la tenda e prepariamo la colazione. Alle 7:45 siamo pronti per partire, dopo aver anche riempito i boccioni d’acqua alla fontana del camp. Abbiamo scoperto che in Namibia l’acqua è potabile, così possiamo evitare di comprare decine di bottiglie di plastica.
Abbiamo imparato subito che i camion, quando ce li ritroviamo davanti su queste lunghe strade semideserte, ci avvisano con la freccia a destra per dirci che possiamo sorpassare.
Oggi siamo diretti ad Aus per poi andare sulla costa a Luderitz. Ho letto i suggerimenti di alcuni viaggiatori che dicevano di percorrere la strada che costeggia il Fish River, passare per NOORDOEWER, e percorrere poi la C13, passando per Rosh Pinar, una cittadina cresciuta moltissimo che vive grazie alla miniera di rame e zinco tuttora attiva. E’ moderna, silenziosa, pulita e con tanto verde, ma non c'è altro di interessante. Questo percorso è certamente molto più bello che tornare verso Keetmanshoop, come indica il navigatore. Questo stesso consiglio ci era stato dato dal proprietario del Quiver Tree Campsite. Fortunatamente lo abbiamo seguito: il panorama cambia spesso, tra il verde delle zone che costeggiano il fiume, gli infiniti vigneti (che scopriamo poi essere solo per uva da tavola spedita nel nord Europa, non per il vino, che arriva tutto dal Sud Africa), i colori di alcune colline di pietra nera e altre a strati rossi a arancio. Davvero un percorso splendido.
Abbiamo poi capito che il navigatore non indicava questo percorso perché lo considerava in territorio Sudafricano e noi avevamo scaricato off line solo le mappe della Namibia.
Passiamo per Aus senza neppure fermarci, andiamo diretti a Luderitz, dove arriviamo alle 15:40.
Perdiamo un po' di tempo per trovare un posto dove dormire (non prenotato prima), alla fine ci sistemiamo al Luderitz Backpaper in una comoda camera familiare e abbiamo il parcheggio interno al cortile, che era una cosa per noi fondamentale visto che ci è stato suggerito di non lasciare la jeep parcheggiata in strada di notte.
Il viaggio di oggi è stato molto lungo, circa 8 ore in totale, comprese le 3 pause.
Dopo aver lasciato i bagagli in camera, facciamo il pieno e compriamo poche cose nel piccolo market attaccato al distributore, l’unico aperto visto che è sabato pomeriggio ed è tutto chiuso.
Facciamo un giro per la città, raggiungiamo prima la penisola di Shark Island piena di splendide ville che affacciano sull’oceano, poi visitiamo la chiesa Felenkirche, sulla pietra, che è il vero simbolo della città di Lüderitz. La si vede ovunque, da tutta la città fino a Dias point.
La chiesa luterana è ancora attiva oggi, per la piccola comunità tedesca protestante che ancora vive in città. È visitabile gratuitamente anche se solo per un'ora, dalle 17 alle 18. Un angolo di vecchia Europa in Africa. Come tutte le chiese protestanti, è molto semplice all'interno, ma ha delle bellissime vetrate originali.
Dopo la visita percorriamo un tratto della strada del golfo, dove riusciamo a vedere un numeroso gruppo di fenicotteri in acqua e una spiaggia deserta con due relitti: uno sulla spiaggia, uno in mare e infine un allevamento di ostriche e cozze.
Vale la pena andare fino a Lüderitz soprattutto per la strada da fare nel deserto del Namib e per l'imperdibile tappa a Kolmanskop, la città fantasma che visiteremo domani mattina.
Non ci sono in giro negozi o bancarelle per turisti, la città sembra quasi deserta.
Andiamo a cena al Ritz, posto molto semplice, ma carino. Mangiamo pesce, tutto molto buono.
Giorno 5
Sveglia alle 7:00, pronti a partire alle 8:15. Fortunatamente troviamo il supermercato già aperto perché essendo domenica ci avevano detto che avrebbero aperto alle 9:00. Facciamo una bella spesa e ci muoviamo per andare a visitare Kolmanskoppe.
Alle 10:45 partiamo da Kolmaskoppe, siamo diretti a Sesriem, altro lungo viaggio. Il navigatore indica 456 km e dice che impiegheremo 8 ore a percorrerli, per fortuna arriviamo dopo circa 6 ore, comprese le pause, ma comunque non seguiamo neppure il percorso indicato dal gps, seguiamo le strade indicate dalla mappa.
Sesriem camp, quello proprio all’ingresso del parco per accedere alle dune, è completo. Ci propongono una piazzola senza corrente a un prezzo esorbitante. In realtà il posto neppure ci piace: affollatissimo, pieno di turisti ovunque e davvero molto caotico. Così decidiamo di provare al Sossus oasis campsite, pochi metri da questo, tra l’altro quello che avevo segnato come prima opzione. Molto più tranquillo, carino, piazzole spaziose, anche qui piscina, ma tanto inutilizzabile perché fa freddo.
Vado a chiedere la disponibilità, ma mi dicono che è pieno, che dovrei tornare indietro di 30 km. Faccio un po' di scena, è tardi, bambini piccoli, bla bla bla… alla fine il tipo del negozio mi dice che solo per stanotte possiamo sistemarci accanto al negozio, ma non abbiamo corrente e servizi. Ci chiede 160 $ (meno di 10 euro) e si raccomanda di andare domani mattina presto per prendere la piazzola al camp per la notte successiva.
Alle 18:20 non c’è più il sole, alle 18:40 siamo già pronti per preparare la cena. Facciamo il bbq e incontriamo Filippo, un ragazzo ventinovenne di Torino che circa 2 anni fa è partito dalla sua città in bicicletta ed è ancora in giro. Riccardo è rapito dai suoi racconti, vuole vedere la sua bici e capire come ha fatto a stare in giro così tanto tempo!
Per lavare le stoviglie e lavarci i denti, usiamo il bagno della stazione di rifornimento. Stasera niente doccia.
Giorno 6
Sveglia alle 7:15. Nottata molto fredda. Sistemiamo tutto, prenoto e pago per stanotte e siamo pronti a partire per le 9:30. Già dalle 7:15 vedo una lunga coda di auto in fila per entrare al parco, immagino vogliano entrare presto per andare a vedere l’alba sulle dune.
Acquistiamo i biglietti per il parco al Sesriem Campsite.
Il Namib è uno dei deserti più grandi del mondo, un’infinità di dune color albicocca che cambiano a seconda dei venti, interrotto solo da piccole oasi.
Lasciamo la Duna Elim e il Canyon per fine giornata, come prima tappa ci fermiamo alla duna 45, chiamata così perché si trova al 45° chilometro della strada che collega Sesriem a Sossusvlei; quello che rende questa duna la preferita dai fotografi è la sua forma armoniosa e i suoi colori che cambiano al variare della luce del sole.
La duna 45, alta 80 metri, si raggiunge senza effettuare deviazioni dalla strada principale, e, grazie alla sua pendenza moderata, è facile da scalare senza troppo impegno. Arrivare in cima con Riccardo ed Emiliano non è stato facile, è stato soprattutto Emiliano a lamentarsi molto. La discesa ovviamente è molto più semplice e veloce!
Il panorama è davvero bello.
Discesi dalla duna 45, percorriamo ancora circa 20 km e arriviamo alla fine della strada asfaltata, da qui c’è un altro tratto di strada per arrivare a visitare Hidden Vlei, Dead Vlei e Big Daddy che si può percorrere solo con 4x4. Molte persone lasciano la propria auto e proseguono con le jeep-taxi. Noi chiediamo a dei ragazzi che sono di ritorno con la loro jeep se è davvero così complicato guidare per questi 4 km di strada nella sabbia e loro ci dicono che si può fare tranquillamente. Allora sgonfiamo gli pneumatici e partiamo. In effetti non è così difficile, ma bisogna comunque essere bravi a controllare l’auto.
Arriviamo al parcheggio successivo, è l’ora di pranzo e fa davvero molto caldo. Ci prepariamo i nostri panini, mangiamo sui tavoli all’ombra di questi bellissimi e grandi alberi.
Decido di andare da sola a vedere Hidden Vlei, Dead Vlei e Big Daddy.
Il sole è davvero cocente, non ho messo le scarpe ed è stato un grave errore perché scalza non riesco a camminare per quanto scotta, ma con i sandali la sabbia mi graffia e irrita i piedi.
Un lago secco nascosto fra le dune. Vlei significa proprio questo. Questo bellissimo angolo di deserto si trova a circa 2 km dal parcheggio. Gli alberi neri e morti che si stagliano contro il bianco e il rosso del paesaggio e il blu del cielo sono uno spettacolo difficile da dimenticare.
Gli alberi neri di Deadvlei sono acacie cresciute qui 600 anni fa, dopo una straordinaria e abbondante pioggia. Dopo quel rarissimo evento non è più piovuto, le acacie sono morte e sono state letteralmente mummificate dal caldo e dal sole cocente. Da allora sono rimaste lì, come mani rinsecchite e protese verso il cielo a chiedere un po’ d’acqua.
La duna più alta di Sossusvlei si chiama Big Daddy, è alta 390 m si può salire in circa un’oretta.
Dico ad Alessandro che starò circa 2 ore, ma rientro prima, perché camminare sotto questo sole è davvero difficile.
Andando via da questo splendido posto decidiamo di vedere prima il Canyon e poi la Elim dune, all’ora del tramonto. Inutile dire che i colori sono bellissimi e il posto ha un fascino e una bellezza difficili da descrivere a parole.
Rientriamo al camp prima che sia buio, montiamo le tende, facciamo una splendida doccia calda sotto il cielo stellato perché i bagni qui non hanno il tetto, ma sono molto belli e puliti.
Giorno 7
Sveglia 7:15. Freddo freddo freddo! Per smontare la tenda ci mettiamo cappelli e guanti.
Siamo pronti a partire per le 9:00. Come arriva il sole, l’aria si scalda. È la pima mattina in cui vediamo il cielo velato da un po' di nuvole.
Siamo diretti a Walvis Bay.
Durante il viaggio facciamo la tappa d’obbligo a SOLITAIRE, un posto davvero unico e imperdibile.
Arriviamo a Walvis Bay intorno alle 14:00. La periferia è brutta e molto caotica, il cielo è coperto, tutto sembra grigio.
Abbiamo bisogno di una banca per cambiare gli euro, mettiamo sul navigatore la più vicina all’ingresso in città, ma una volante della polizia ci ferma in strada dicendoci, anche in malo modo, che non dobbiamo andare in quella zona della città, ma dirigerci verso il centro.
Cerchiamo un’altra banca, cambio gli euro e poi andiamo a chiedere disponibilità di una camera presso il Loubser’s Backpaper. Un uomo nero che è un tutto fare del posto ci dice di aspettare un po' perché i padroni stanno rientrando. Arrivano dopo una decina di minuti, ci mostrano una tripla che per noi va benissimo e ci fermiamo per scaricare i bagagli e riposarci un po'.
Chiediamo al padrone se può darci delle info per i tour che vorremmo fare: uno in catamarano e l’altro alle dune. Fa alcune telefonate e ci porta un foglietto con una lista di agenzie e i rispettivi prezzi da loro richiesti. Andiamo nel pomeriggio a far un giro al porticciolo dove ci sono le agenzie turistiche e troviamo delle persone per la strada che ci indicano un amico di una piccola agenzia. Prenotiamo per domani mattina.
Facciamo un giretto in macchina, il lungomare è costeggiato da villette a un piano molto belle e sicuramente molto ricche.
Giorno 8
Ci svegliamo alla 7:00, l’appuntamento per la partenza con il catamarano è alle 8:30.
C’è tantissima gente in coda per salire sui tanti catamarani che partono per il giro in mare, noi siamo gli ultimi, forse perché siamo quelli che andiamo con l’agenzia più piccola e che abbiamo pagato meno di tutti. Poco male, abbiamo un catamarano tutto per noi!
Il cielo è grigio e fa freddino, per fortuna ci danno delle coperte. Vale assolutamente la pena fare questa escursione: abbiamo avuto a bordo tantissimi pellicani e tante foche che naturalmente venivano per mangiare il pesce preparato dai ragazzi. Possiamo toccarli e averli vicinissimi a noi, è una bella emozione. I pellicani hanno il piumaggio bianco-rosa, non grigiastro, come siamo soliti vederli in Europa.
Ci racconta che questi pellicani hanno una vita media molto lunga, 25 anni i maschi, 35 le femmine. Questo grazie al fatto che pescano facilmente senza doversi immergere continuamente in acqua; questo gli permette di salvaguardare la salute degli occhi e di vivere più a lungo.
Avvistiamo anche i delfini, nuotano intorno a dei turisti che stanno facendo il giro in canoa.
Raggiungiamo una spiaggia che è la punta del golfo, è piena di foche, navighiamo fino a mezzogiorno nella speranza di avvistare anche le balene, ma questa fortuna oggi non ci è capitata.
A metà del tour ci viene offerto anche un piccolo spuntino, con anche delle gigantesche ostriche, che però mangio solo io. Sono enormi e buonissime. È stata una bellissima gita.
Verso le 12:00, quando siamo di rientro al porto, esce il sole.
Aspettiamo un’altra coppia di persone con la quale condividiamo il giro sulle dune, per le 12:30 partiamo, direzione Sandwich Harbour, autista bianco, uomo molto simpatico.
Poco dopo essere partiti dal porto ci fermiamo lungo la costa ad ammirare un grandissimo gruppo di fenicotteri a pochi metri dalla riva, tappa successiva è una salina non alimentare.
All’andata l’autista guida sulla spiaggia, incontriamo delle foche, molti sono corpi di foche morte, pare vengano a morire qui quando invecchiano o quando non riescono più a cacciare e quindi capiscono che stanno morendo.
Il panorama è ancora una volta mozzafiato. Il colore azzurro dell’oceano accanto alle altissime dune color ocra.
Proviamo ad arrampicarci su una di queste dure con una parete che sembra quasi verticale, è faticosissimo! Io mi fermo molto prima della vetta, Riccardo riesce ad arrivare molto più avanti. La discesa è ovviamente tutta correndo!
L’autista è bravissimo nella guida, nel sorprenderci e anche spaventarci in cima a delle vette altissime dalle quali sembra che precipiteremo!
Anche durante questa uscita facciamo una pausa per un fantastico aperitivo sulle dune, vista oceano.
Rivediamo il nostro itinerario, abbiamo definitivamente deciso di non arrivare fino alle cascate Luanda Falls perché Filippo ci aveva detto che sono completamente asciutte. Preferiamo prendercela con più calma andando all’Etosha e magari fare lì un giorno in più. Inoltre vogliamo fermarci a vedere il meteorite più grande del mondo, sulla strada del ritorno verso Windhoek.
Giorno 9
Sveglia alle 7:00, pronti a partire alle 8:30. Naturalmente, non dovendo smontare le tende, è tutto più veloce e semplice.
Siamo diretti a Swakopmund, altra città sulla costa.
Come prima cosa andiamo in un’agenzia turistica che fa prenotazioni all’Etosha. Ci conferma che è tutto pieno, come ci aveva già detto il proprietario del backpaper di ieri. Ci suggerisce di andare e chiedere direttamente lì, loro provano sempre a trovare una sistemazione, altrimenti occorre uscire dal parco e andare nei camp poco fuori.
Andiamo a visitare il museo di Swakopmund. Poi una breve passeggiata fino al pontile.
Dopo la pausa pranzo ci dirigiamo verso lo Spitzkoppe.
Alle 16:00 siamo allo Spitzkoppe Camp, quello per intenderci più attrezzato, cioè con docce, acqua.
Lo Spitzkoppe (“Spitzkoppe” in tedesco significa “cupola appuntita” , ma viene chiamato anche ” il Cervino d’Africa” proprio per la sua forma simile al nostro monte) è una formazione montuosa costituita da diversi picchi granitici che si trova fra Usakos e Swakopmund, nel deserto del Namib. La roccia, completamente spoglia di vegetazione, ha più di 700 milioni di anni; la vetta più alta tocca i 1784 m s.l.m., e si staglia quasi a picco per 700 m dall'altopiano circostante. Vicino allo Spitzkoppe si trova un'altra vetta meno elevata, detta Piccolo Spitzjoppe (1584 m), e una catena montuosa che prende il nome di Monti Monti Pontok.
Questo massiccio del Damaraland è un antico vulcano spento tutelato dal Ministero del Turismo e custodito dalla comunità locale.
Ci viene data una piazzola che si trova nel letto del fiume ormai asciutto, un posto bellissimo. Abbiamo il bagno e la doccia tutti per noi, si tratta di poche pareti verticali, senza tetto e senza neppure la porta davanti.
Montiamo le tende e poi ce ne andiamo a fare una lunga camminata tra i roccioni vicini al camp.
Rientrando andiamo a bere qualcosa al bar del camp, un posto molto carino e ben curato. I lodge sono bellissimi e anche molto cari, parliamo di circa 200 euro a notte per la doppia.
Torniamo alla piazzola, accendiamo il fuoco con la legna che avevamo raccolto io, Riccardo ed Emiliano prima che facesse buio. Non facciamo in tempo a fare la doccia e me ne rammarico molto, sarebbe stata la doccia più bella del viaggio: sotto la stellata, con l’acqua scaldata dal fuoco acceso al tramonto dall’uomo che lavora qui.
Ceniamo sotto un cielo bellissimo, al calore del fuoco e con un’atmosfera unica.
Altra nottata molto fredda.
Giorno 10
Ci svegliamo con calma. Finché non esce il sole l’aria è davvero fredda.
Facciamo colazione, smontiamo le tende e prima di andare via da qui andiamo a fare una passeggiata verso un grosso roccione, pensando di arrampicarci sopra per un pezzo, ma scopriamo che c’è una rete che delimita il confine di questo terreno.
Passiamo alla reception a chiedere informazioni su cosa si può fare qui e la ragazza ci spiega che possiamo accedere al parco sotto i roccioni più grandi, ci dice come raggiungere l’ingresso.
La giornata è bellissima, fa caldo, ma è un caldo perfetto. Passiamo per il villaggio, forse il primo che incontriamo di baracche e di gente che sembra vivere con poco, però non vediamo situazioni di povertà estrema, di fame. Regaliamo un po' di giochini ai bambini e di vestiti alle mamme, che sono ovviamente felicissime.
Ci sono sparse lungo la strada alcune bancarelle con collanine e altri oggettini per i turisti.
Arriviamo all’ingresso del parco, paghiamo il biglietto e in macchina raggiungiamo il punto in cui ci si arrampica su uno dei gruppi di roccioni, dove c’è il lago. Ci sono tende montate nelle vicinanze dei roccioni, sarà la parte di camp che veniva descritta come priva di servizi.
Alle 13:00 ripartiamo, siamo diretti a Henties Bay, torniamo sulla costa.
Gli Hotel che avevo segnato sono più costosi di quanto speso fin’ora. Proviamo a passare all’ufficio informazioni, mi suggerisce di andare in un posto che ha camere a prezzi più economici, ma lo trovo chiuso. Nel tentativo di capire se c’è qualcuno all’interno, chiedo informazioni a una ragazza del bar accanto, questa si rivolge alla caffetteria vicina e così finiamo per andare a dormire nella casetta accanto a quella della proprietaria di quest’ultima caffetteria! E’ un appartamento grande, carino, spazioso e pulito. La macchina possiamo parcheggiarla nel cortile davanti all’entrata della casa, anche se il cancello principale resta aperto e questo ci dà un po' pensiero per la notte.
La prima notte lo chiudiamo, ma la mattina lo ritroviamo aperto e non capiamo se i proprietari hanno dormito qui o no. Infatti è stata una notte un po' travagliata, ci sembrava di sentire rumori dall’esterno e non ci sentivamo molto sicuri. La seconda notte invece li sentiamo che sono qui e dormiamo più tranquilli.
Dopo aver scaricato i bagagli, andiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia vicina e poi a fare un po' di spesa al supermercato. Questa città è strana, non ha un lungomare per la passeggiata e non si capisce neppure bene qual è il centro.
Rientriamo per una doccia e andiamo a cena al Fish Corner, ristorante molto molto carino e cibo davvero ottimo. Ceniamo accanto a un caminetto acceso.
Giorno 11
Oggi Cape Cross, per vedere la colonia di otarie.
Prima di svoltare per Cape Cross proviamo a percorrere un tratto di Skeleton Coast, ma è solo una lunga distesa di spiagge, dove di tanto in tanto si vedono gruppi di pescatori. Relitti: niente! Probabilmente sono molto più a nord e non li vedremo perché abbiamo deciso di non percorrerla.
Torniamo indietro, svoltiamo a destra per Cape Cross, ci fermiamo a pagare il biglietto a una casetta di legno davanti alla spiaggia e poi, dopo pochi km, siamo al parcheggio davanti all’incredibile colonia. Sono migliaia, il rumore è forte, la puzza è davvero terribile.
Il prorpietario del backpaper di Henties Bay ci chiedeva perché avevamo intenzione di andare a Cape Cross dopo che avevamo visto le foche nell’uscita in catamarano. Diceva “L’unica cosa che vi resterà di quel posto sarà la puzza che sentirete per giorni!”
Devo ammettere che aveva ragione! Non dico per giorni, ma ho continuato a sentire lo stesso odore acre e puzzolente fino al tardo pomeriggio.
Le otarie sono stese sulla spiaggia ovunque, le femmine hanno il loro cucciolo vicino che di tanto in tanto si attacca per succhiare latte; alcuni cuccioli hanno perso la loro mamma, si vede perché vagano qua e là e sono magrissimi, sono destinati a morire, nessuna femmina che non sia la mamma lo allatterà. Molte sono sulla riva, entrano ed escono dall’acqua per andare a mangiare in mare.
Si vede anche qualche sciacallo, sono in attesa di qualche animale morto per andare a cibarsene.
C’è una lunga passerella di legno sollevata da terra forse poco più di mezzo metro, attraversa una parte di questa enorme distesa di otarie. Ci sono palle di pelo dappertutto e naturalmente escrementi, da lì la terribile puzza.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo a comprare due cristalli si sale a delle bancarelle sparse lungo il ciglio della strada; non c’è nessuno, ma ogni banchetto ha il suo bussolotto e ogni cristallo ha un prezzo scritto davanti oppure c’è scritto offerta libera.
Il tempo è brutto e fa freddo, non vediamo l’ora di tornare nell’entroterra e ritrovare il meraviglioso ciello azzurro a cui ci siamo abituati nei giorni passati.
Nel pomeriggio usciamo per fare un giro, ma oggi è sabato, in giro è tutto chiuso.
Giorno 12
Sveglia 7:30, partiamo alle 8:45.
Siamo diretti a Ugab Terraces, un posto a cui la guida dedica poche righe, ma che ci è sembrato un valido luogo dove fermarci per spezzare il nostro viaggio verso nord, verso l’Etosha.
Sono circa 300 km da qui, il navigatore ci dice che impiegheremo 7 ore, ma ormai abbiamo imparato che con la nostra velocità di marcia su queste strade, che non sono affatto così terribili, impieghiamo poco più della metà del tempo calcolato.
Dopo un’ora di viaggio ritroviamo il bellissimo cielo azzurro.
Arriviamo a Ugab Terraces alle 13:00, è un posto di un’incredibile bellezza: è una ampia valle dal fondo pianeggiante, affiancata da altipiani che si innalzano per 160 m da entrambi i lati. Ci sono poi degli enormi pilastri di roccia ripidi e piatti sulla sommità che ricordano le immagini della Monument Valley in Arizona. Il lodge è semplice, ma allo stesso tempo molto bello. Anche la posizione del camp non è male.
Paghiamo per la piazzola e poi decidiamo di fermarci a pranzare al ristorante del camp, sulla terrazza all’aperto che affaccia proprio davanti ai pilastri di roccia davanti e alle montagne di lato, un posto spettacolare.
Giorno 13
Sveglia alle 6:30.
Riusciamo ad accendere il fuoco, fa davvero freddo.
Facciamo colazione, smontiamo le tende e in macchina risaliamo su al lodge, alle 8:30 abbiamo l’appuntamento per la sky line prenotata ieri pomeriggio.
E’ stato molto divertente. Davvero troppo veloce però, bisognerebbe farlo 2 volte. La definiscono la più lunga del mondo, ma ho i miei dubbi. E poi non è una unica skyline, si tratta di 2 pezzi, un po' come fare l’andata e il ritorno. Finito il secondo pezzo, c’è una jeep che ci aspetta per riportarci su al lodge. Sono contenta che anche Riccardo abbia avuto il coraggio di scendere, l’ha fatto insieme a una guida.
Alle 9:45 partiamo, siamo diretti all’Etosha, entreremo dal Galton Gate a ovest.
Incontriamo una cittadina sulla strada dove ci fermiamo a fare benzina e un po' di spesa al supermercato.
Arriviamo al Galton Gate alle 13:00. Paghiamo l’ingresso per 3 notti, se non troveremo posto per dormire, potremo uscire e rientrare con lo stesso biglietto.
Già nel primo tratto di strada all’interno del parco vediamo giraffe, zebre e orix e incredibilmente Emiliano avvista una leonessa sdraiata sotto un cespuglio all’ombra.
Arriviamo a Olyfantus Camp alle 16:30, non hanno posto, ma ci fanno comunque restare dicendoci di parcheggiare nella zona riservata alle fermate per il pranzo. Per noi va benissimo! Non abbiamo l’elettricità e l’acqua nella piazzola, ma abbiamo comunque tutti i servizi a pochi metri di distanza.
La pozza del camp è bellissima: una lunga passerella di legno porta a una costruzione in legno a due piani che affaccia appunto sulla pozza d’acqua.
Nel pomeriggio, quando andiamo all’arrivo, ci sono 2 grossi elefanti. La sera, prima di cena, ci trovo un gruppo di elefantesse con tanti cuccioli al seguito. Dopo cena torno con Emiliano e Riccardo e ci troviamo un enorme rinoceronte.
Giorno 14
Sveglia alle 6:30. Andiamo alla pozza, ma stamattina non troviamo nulla.
Facciamo le solite operazioni di smontaggio e preparazione colazione, poi torniamo alla pozza e questa volta troviamo delle zebre ad abbeverarsi.
Partiamo alle 10:20.
Seguiamo il precorso della mappa fermandoci alle pozze indicate, alcune le troviamo completamente asciutte.
Vediamo molti animali: onix, zebre, bushcock, gnu, struzzi, giraffe.
Il paesaggio a volte sembra lunare: quasi completamente privo di vegetazione, di un color grigio bianco, con vento e polvere che si alza. Arriviamo all’Etosha pan: una distesa di terreno di un bianco grigio.
Al camp Okaukuejo non c’è posto, ci dicono che dobbiamo uscire e così facciamo. Il camp più vicino è completo, arriviamo a un altro, l’Etosha Safari Camp, a circa 10 km dal gate del parco e troviamo posto. E’ molto bello, hanno una piccola piscina, dove naturalmente Riccardo ed Emiliano vanno a fare il bagno nonostante la temperatura, e un ristorante un po' hippi, molto carino, con un arredo simpatico e molto colorato.
Giorno 15
Sveglia di nuovo alle 6:30 e fa davvero freddo!
Alle 8:30 partiamo, torniamo al gate per rientrare al parco. Ci fermiamo al camp dove ieri non ci hanno dato una piazzola, facciamo solo un po' di spesa al piccolo spaccio.
Finalmente vediamo un leone! Poiché c’è la buona abitudine di dire alle auto che si incontrano dove si è avvistato qualche animale, fermiamo un’auto per dirgli di andare a vedere il rinoceronte e l’autista della jeep ci dice invece dove andare a vedere il leone. E’ all’ombra di un grandissimo albero, purtroppo non si alza, ma è comunque una bella emozione vederlo a così poca distanza.
Una delle pozze raggiunte oggi è bellissima: verde e piena di animali che vanno e vengono, tra questi un grosso rinoceronte.
Avvistiamo anche un tasso.
Alle 15:00 siamo all’Halali Camp, fortunatamente qui hanno posto, il prezzo è lo stesso pagato il primo giorno perchè tutti i camp all’interno del parco sono della stessa catena e quindi hanno stabilito un prezzo uguale per tutti.
Anche qui c’è una bella pozza d’acqua. Purtroppo però le piazzole sono su un terreno polverosissimo e quindi abbiamo questa polvere bianca che ci perseguita!
La piscina è grande, inutile dire che i bambini fanno il bagno anche qui. Per fortuna è al sole, perché l’acqua è gelida! .
Dopo cena andiamo alla pozza, troviamo un rinoceronte femmina con suo cucciolo. Poi branco di elefanti femmine.
Giorno 16
Sveglia alle 7:00, pronti alle 8:30.
Anche oggi avvistiamo diversi elefanti e finalmente troviamo le giraffe che si fermano a bere alla pozza.
Ci fermiamo all’ultimo camp prima del Namutoni Gate per gonfiare le gomme e da qui usciamo dal parco.
Siamo diretti a Grotfontaine dove vogliamo dormire per andare poi domani mattina al meteorite, sulla strada di rientro a Windhoek.
Il primo camp che ci eravamo segnati è chiuso, ma è stata una fortuna perché finiamo così in un altro, decisamente più distante, ma davvero bello.
Facciamo un aperitivo nel ristorantino del camp. La proprietaria mette dei chicchi d’uva infilati in alcuni uncini di ferro messi sui rami degli alberi per far avvicinare degli animaletti chiamati galagone del senegal.
Cena e ultima notte in tenda.
Giorno 17
Notte fredda, ma anche qui non c’è umidità. Ci svegliamo alle 7:00 e oggi abbiamo deciso di fare colazione al ristorante del camp: ottima.
Partiamo intorno alle 9:45, oggi rientriamo a Windhoek, dove abbiamo prenotato presso un ostello ieri, telefonando.
Ci fermiamo a Hoba per vedere il meteorite più grande del mondo: un enorme sasso in un giardino.
Ripartiti da una cittadina dove ci siamo fermati a fare rifornimento e ad acquistare qualcosa al supermercato, ci becchiamo una multa per i fari spenti! Il poliziotto ci fa capire velocemente che è disposto a “trattare” sull’importo della multa se decidiamo di dare a lui i soldi. Così facciamo, ce la caviamo con una ventina di euro.
Arriviamo all’ostello alle 17:00, il posto è carino, purtroppo però è sporco. Abbiamo una camera con un letto a castello e due singoli, bagno in comune.
Andiamo a cena nel ristorante della prima sera, per gustarci il nostro ultimo snizle!
Al parcheggiatore regalo tutti i nostri vestiti, lo zainetto e le scarpe, è felicissimo.
Giorno 18
Ci svegliamo con calma, sistemiamo tutti i bagagli e alle 9:30 usciamo per andare a fare una passeggiata nel centro di Windhoek.
Riconsegniamo la jeep all’orario stabilito, tutto ok. Aeroporto. Viaggio buono.
TOTALE KM PERCORSI IN 18 GIORNI: 4.366 km

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