Il signore inizia a capire l’italiano.
Giappone è sinonimo di efficienza.
I bus e i treni sempre in orario, le strade e i luoghi pubblici perfettamente puliti, compresi i bagni nelle metropolitane; biglietti per bus, metropolitana e treni che ti permettono di muoverti dappertutto spendendo somme ragionevoli.
Il Giappone non è caro come spesso si sente dire. In questo paese si spende quello che si vuole. Per mangiare e dormire si trovano tante soluzioni di tutti i prezzi. I mezzi di trasporto sono cari, ma anche qui, raccogliendo un po’ di informazioni prima di partire, si riescono a trovare diverse formule di pass per bus e treni che permettono di risparmiare.
Sono partita senza grandi aspettative e senza grande preparazione sui luoghi da vedere.
Quello che di “speciale” ho trovato visitando un pezzetto di Giappone è stata la gente.
Hanno un senso del rispetto da invidiare; sono discreti, riservati, educati e allo stesso tempo accoglienti al punto che, se chiedi un’informazione a qualcuno, questo “deve” aiutarti, si sente in dovere di farlo e se non riesce, si mortifica.
Ci è stato raccontato che i giapponesi non sanno dire “No”, è quasi una parola esclusa dal loro linguaggio. Piuttosto rispondono “Non so se ho un altro impegno, non riesco a dirtelo ora….”.
Sulla metro e sui bus c’è sempre silenzio, se qualcuno parla, bisbiglia. I cellulari non hanno suonerie, non ho mai sentito un telefonino squillare. Avrò visto forse un paio di persone che l’hanno usato per parlare. I cellulari e i tablet sono usati quasi esclusivamente per scrivere e leggere.
La metro di Tokyo è un luogo tutto da scoprire. Districarsi tra le 13 linee di colore e nome diverso non è affatto difficile. I problemi arrivano quando devi trovare l’uscita giusta! C’è l’uscita north, poi arrivi nelle vicinanze e trovi north 1, north 2 ecc. ecc. E sbagliare uscita è un problema, troppo difficile raggiungere la propria destinazione all’esterno, meglio tornare nei sotterranei della metro e cercarla lì.
Ho adorato le pasticcerie! Non perché io ami i dolci giapponesi, ma per come vengono preparati ed esposti nelle vetrine. Le pasticcerie somigliano a dei negozi di oggetti d’arte: i dolcetti sono delle piccole opere di creatività, vengono messi in vetrina con una cura maniacale e vengono confezionati come se fossero appunto delle piccole e preziose opere d’arte.
La frutta sembra tutta finta. Misure smodate, colori innaturali e prezzi inavvicinabili.
Quasi tutto viene venduto confezionato singolarmente: le pesche, le mele, le fragole, le prugne, grappoli d’uva con acini grossi come palline da ping pong, piccoli cestini di ciliege. Fette di ananas, melone e anguria vendute come gelati, infilzate in piccoli bastoncini di legno.
Ci è stato raccontato che se si viene invitati a cena e si vuole portare un dono, solitamente si acquista la frutta, a differenza nostra che usiamo portare i dolci.
Non so che gusto avessero le fragole, le ciliegie, le pesche, ma a vederle sembravano un po’ come quegli oggetti di plastica che si usano per arredo.
La cucina giapponese ci è piaciuta moltissimo, abbiamo mangiato bene dappertutto.
Andare ad agosto non è stata una buona scelta, è molto molto caldo; inoltre le nostre settimane di viaggio lì hanno coinciso con le vacanze giapponesi, quindi era tutto molto affollato. Il vantaggio di questa coincidenza è stato che in tutti i templi che abbiamo visitato, abbiamo incontrato tantissime coppie molto giovani vestite con gli abiti tradizionali e le infradito di legno, sia donne sia uomini. Erano bellissimi, tutti molto colorati e allo stesso tempo composti, ordinati e distinti. Le ragazze avevano splendide acconciature e volti truccati con cura, ma mai troppo appariscenti.
Un altro aspetto distintivo di questa popolazione è la cura dei giardini: sono indiscutibilmente dei maestri. I giardini hanno alberi che quasi sembrano disegnati su un foglio da un artista, tanto sono perfetti; i prati sono verdi e puliti. L’armonia delle piante è sempre equilibratissima. Una vera gioia per gli occhi.
E poi tanti templi, buddisti e shintoisti, belli, ben tenuti, ma ai miei occhi tutti un po’ simili.
Un posto che ho ben presente ancora oggi è il tempio d’oro di Kyoto, una bellezza speciale. Un luogo curato e “perfetto” da sembrare dipinto dopo ore di lavoro accuratissimo.
Molto particolare anche il Santuario di Fushimi-Inari con le sue migliaia di torii rossi che si susseguono fino in cima alla montagna.
Il paese offre molte attrattive anche per i bambini. Abbiamo visitato l’acquario di Osaka, Disneyland a Tokyo, il parco dei Doraemon a Roppongi, il parco del palazzo imperiale di Kyoto con i piccoli corsi d’acqua dove tantissimi bimbi si fermavano a giocare e bagnare i piedi. E poi gli enormi negozi di giocattoli e modellini; Nara con i cervi liberi nel parco.
Quando a Kyoto siamo arrivati a Villa Kyoto Saiin e ci siamo sistemati nella stanza dove abbiamo alloggiato per 5 notti, Riccardo, guardandosi intorno con attenzione e curiosità, ci ha detto:
“Sembra di dormire nella stanza di Doraemon!”
E in effetti eravamo in una casa giapponese, dormivamo con i materassi stesi a terra e avevamo un armadio con ante scorrevoli che sembrava quello da cui esce fuori Doraemon!
Siamo stati molto fortunati a trovare quella sistemazione, per la casa, molto bella, pulita, curata, e per i proprietari che erano attenti, premurosi e molto disponibili. La sera trovavamo il papà o il figlio ad attenderci, e o l’uno o l’altro si mettevano a giocare con Riccardo ed Emiliano pur non avendo una lingua in comune, ognuno parlando la propria, ma riuscendo comunque a trascorrere del tempo insieme.
Una sera Riccardo, tra mille strilli di allegria, confusione, giochi gli origami, con la palla, con i massaggiatori elettrici e non ricordo cos’altro, è venuto da noi e ci ha detto:
“Il signore inizia a capire l’italiano!”
Senza dubbio un’altra cosa che resterà nella loro memoria sono le tazze del bagno con tutti i pulsantini per acqua calda, fredda, getto lieve o getto forte e tutto il resto! Era uno dei loro giochi preferiti quando eravamo in albergo.
Oggi, alla domanda “Raccontami
del vostro viaggio in Giappone” la prima cosa che mi viene spontaneo
rispondere è: “Il Giappone vale la pena
di essere visitato per conoscere i giapponesi!”.
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