L’Africa che non ho mai visto…

L’Africa che non ho mai visto ma che voglio scrivere in queste poche righe è l’Africa che credo di vedere nel racconto e con gli occhi di una mia amica, è l’Africa delle molte domande e delle poche risposte troppe volte sbagliate, dei mille volti dagli occhi tristi rivolti ad un futuro eccessivamente semplice da immaginare, delle madri bambine che custodiscono sul petto il frutto di uno stupro o di un amore giovane, immaturo nella sua liricità poetica e alle quali la Chiesa e l’economia non danno una risposta, non regalano una possibilità, una scelta.

Un semplice involucro di lattice potrebbe fermare la corsa di milioni di spermatozoi senza controllo ed evitare la nascita di un virus letale, ma è smerciato a caro prezzo nei bazar e demonizzato dai tanti padri missionari, attori di una pantomima senza rete con tonaca e bibbia in mano. Come la verità di quel prete di un villaggio non troppo sperduto con il frigo pieno, la tv satellitare, parole gentili per i forestieri e Dio per la domenica; quello stesso Dio che forse non salirebbe nuovamente su una croce con le proprie gambe per una salvezza nascosta dietro l’evangelizzazione, dietro la sacrestia, piccolo paradiso ipocrita di confort, dietro l’incertezza di donne e uomini ad arrivare al domani, con i volti sporchi e il cuore in salita, dietro piccole mani di bimbi che giocano con il nulla e abbracciano il turista o il viaggiatore sotto l’occhio vigile e compiaciuto di madri che non hanno alternativa, che vedono in quell’abbraccio un pezzo d’occidente bianco e fortunato bisognoso di grandi inferni come l’Africa per sentirsi vivo. Un occidente troppo spesso effimero, fatto di cure dimagranti “Pagare per non mangiare, pagare per sudare”, di tante piccolissime rate per comprare un qualcosa che non esiste, dove si uccide per un parcheggio o si muore per noia, dove si getta un sasso di non vita dal cavalcavia per sentire il rumore del proprio fallimento.

Un abbraccio, un semplice gesto, una foto per spezzare la monotonia di un lungo, inesorabile giorno che è la vita, fatta di molti colori ma vissuta da chi ha troppo poco in bianco e nero…

Questa è l’Africa che non ho visto è il paese del male di lasciarlo, dei mille volti che ti regalano un poco del loro niente seduti su una cassetta a lume di candela, dei corpi scattanti e nudi che guizzano sinuosi in pozze d’acqua, dignitosi bagni pubblici a cielo aperto, di fasci di muscoli ben torniti che deperiranno presto o incontreranno nel loro cammino senza precauzioni una sigla di quattro lettere che non è vita.

Muscoli di uomini che regalano a turiste affamate di vita un po’ d’emozione, fanno sentire loro il brivido dell’Africa, l’essere penetrate da un mondo selvaggio che tanto le attira e di cui hanno spettegolato in qualche angolo di superficialità, “l’uomo dal grande arnese questa notte mi verrà a trovare”; per una notte o più notti saranno ebbre di passione del proibito e, in qualche piccola stanza, qualcuna si troverà il portafogli più leggero, i segni di un amplesso tra le lenzuola… e un ricordo da riportare tra le mura della sicurezza borghese.

È questa l’Africa che non ho visto, quella della natura padrona e vincente, delle strade troppo lunghe verso nessuna direzione, del sole a picco sulla testa senza la fermata del bus o la macchina con aria condizionata sotto al sedere, questo è il paese che non ho visto, il paese dei bambini con uno zaino d’aria al posto della pancia e le mosche tra gli occhi che reggono le palpebre. È l’immagine sbiadita che rimarrà nella foto del turista da viaggio organizzato, sicuro, nella sua cecità, di aver colto il momento o nelle foto del viaggiatore che realmente ha cercato di toccare la terra senza la paura di sporcarsi e che per brevi attimi ha incontrato la magia; ma anche lui, come tutti quelli che passano per un attimo, avrà osato appena portarsi sotto il pelo dell’acqua mentre il turista non si è neanche bagnato. Chi rimane umido zuppo fino al midollo è chi resta a combattere ogni giorno contro le notizie da telegiornale, Aids, fame, guerriglia, è la povera gente e chi li aiuta per non regalarsi nulla… Centinaia di persone che hanno solo una grande cosa più di me …

Il coraggio.

È questa l’Africa che non ho visto e grazie Jinny per avermela fatta vedere…

Rto


 

Commenti

Post popolari in questo blog

Marrakesh in 4 giorni a fine maggio.

Itinerario di 7 giorni a Creta.

Itinerario di 17 giorni in Sudafrica.

Itinerario di 6 giorni a Maiorca.

Una giornata a Mkiu, Tanzania, presso la chiesa cattolica di Father Inox.

Itinerario di 12 giorni a Corfù

Itinerario di 18 giorni in Namibia.

Ed è subito Africa.

Le antiche carovane.